2021-08-24
Il logo del gruppo di hacker «cyber partigiani».

Basandoci sull’articolo dell’agenzia Bloomberg e sull’intervista a Radio Svaboda, raccontiamo di «cyber partigiani» bielorussi che hackerano i server del governo, ottenendo l’accesso a informazioni ufficiali e classificate.

I «cyber partigiani» sono apparsi in Bielorussia un anno fa e hanno dichiarato di sostenere i manifestanti nel Paese. Hanno annunciati i loro tre obiettivi: raccogliere informazioni sulle forze dell’ordine, sui funzionari e sui loro crimini, mostrare la natura «marcia» del regime e rovesciare il regime di Lukashenko.

Un rappresentante di «cyber partigiani» ha raccontato a Bloomberg che il gruppo conta 15 membri (la maggior parte dei quali sono i bielorussi che lavorano nel campo dell’informatica): circa quattro persone sono concentrate direttamente sull’hackeraggio dei sistemi e il resto è impegnato nell’analisi dei dati e in altre attività.

I cyber partigiani hanno iniziato con un’innocua sostituzione delle immagini sui siti web ufficiali e pubblicazione degli elenchi degli agenti delle forze dell’ordine. Ma alla fine di luglio 2021, nell’ambito dell’operazione speciale multilivello «Zhara» («Calore»), hanno hackerato una serie di banche dati del Ministero dell’Interno e hanno ottenuto l’accesso alle banche dati del sistema di informazione automatizzato «Passaporto», al servizio 102 (chiamate di emergenza alla polizia), ai dati del servizio di sicurezza interna del Ministero dell’Interno e della polizia stradale e al server con videoregistrazioni con drone del Ministero dell’Interno. Dopo aver ottenuto l’accesso ai server del Ministero dell’Interno contenente le registrazioni delle intercettazioni telefoniche, gli hacker si sono trovati con un archivio audio della durata complessiva fino a due milioni di minuti.

Secondo gli esperti, al momento è difficile valutare le conseguenze degli attacchi informatici, ma a lungo termine possono essere significative: le informazioni raccolte possono essere utilizzate nell’imposizione delle sanzioni contro il regime bielorusso o persino per perseguire Lukashenko.

La propaganda ufficiale crede che dietro le attività di cyber partigiani ci siano i servizi speciali esteri. I cyber partigiani stessi lo negano: «Associarci a servizi speciali esteri è un tentativo del KGB, del Ministero dell’Interno e del Centro operativo e analitico di giustificare davanti all’usurpatore la loro incapacità di combatterci. Non ammetteranno che il regime sta perdendo la guerra cibernetica a favore dei propri operatori del settore IT».

I cyber partigiani hanno affermato di collaborare con altri gruppi di resistenza al regime e di passare dalla ricognizione alle operazioni sovversive. Si stanno muovendo verso il cosiddetto momento X: un periodo in cui il sabotaggio informatico sarà abbinato alle massicce manifestazioni in piazza, la cosa che, come il gruppo spera, porterà al rovesciamento del regime di Lukashenko.